Il Paradiso
Si chiama cosi il luogo, Località Paradiso, nel Comune di Orgiano, tra i campi della frazione di Teonghio.
Ed è qui che Giuliano ha realizzato il suo paradiso. Tutto è cominciato nel 1996. Giuliano disponeva di una superficie di circa 5.000 mq che comprendeva l’abitazione, l’orto, con qualche pianta da frutto, il giardino con alcuni alberi ad ombreggiare il portico.
L’abitazione, costruita a nuovo a fine anni 70 con gusto e sobrietà, rispetta tipologia, proporzioni, materiali tipici delle case rurali, è dotata di portico e piccoli annessi rustici (pollaio, garage). La rimanente superficie era coltivata, come i campi circostanti, a seminativo.
Giuliano mi contattò. Una domenica pomeriggio di quell’inverno feci il sopralluogo e poi assieme andammo a vedere dei rustici in giro per il territorio, per avere qualche riferimento su ciò che lui aveva in mente: una sistemazione semplice, che rispettasse natura e identità del luogo, che valorizzasse l’abitazione e offrisse la possibilità di attorniarsi di natura, in un paesaggio circostante oramai in buona parte spogliato di quegli elementi che per secoli l’aveva caratterizzato.
Giuliano amava la natura dei vicini colli Berici, in cui era nato, ancora ricchi di boschi, alternati ai coltivi e ai vigneti, in cui le case coloniche sembravano protette da questa natura. I primi rilievi collinari distano poco più di un chilometro da Località Paradiso. Sono uno sfondo, a volte sembrano un miraggio.
Ma a via Paradiso anticamente passava un ramo dell’Adige, che vi lasciò abbondanti depositi della sua sabbia. Mi sembrava di aver capito quel che Giuliano voleva; entrammo facilmente in sintonia.
Fatti i rilievi della superficie mi misi a pensare ad una soluzione che esprimesse queste esigenze e questa sensibilità.
Forse avevamo trovato una proposta adatta. Iniziarono i lavori, con lievi movimenti terra, per conferire alla superficie una conformazione che mettesse l’abitazione come a dominare un ampio prato, attorno al quale una cortina folta di arbusti ed alberi avrebbe dato l’impressione di un margine di bosco.
Tutto era organizzato in curve regolari, compreso un piccolo stagno, collocato tra prato e bosco, che costituiva il punto più basso della superficie e che si collegava ad una scolina, appositamente scavata, che poi proseguiva a delimitare il confine dell’appezzamento.
Per ľ’impianto adottammo le tecniche della moderna forestazione, con giovani piantine forestali poste a dimora su pacciamatura e disposte a file, che ne avrebbero agevolata la gestione. Il modello forestale di riferimento fu il querceto padano, con farnie, aceri campestri, carpini bianchi e noccioli, ornielli e frassini, biancospini e viburni, pioppi, salici e ontani ai margini dello stagno.
Il terreno, assai sabbioso, agevolò la preparazione, ma consapevoli dei limiti in quanto a fertilità, si apportò abbondante letame. Per lo stagno fu necessario impermeabilizzare con la bentonite, ed alimentarlo con un impianto apposito.
Come collegamento tra ambito domestico e natura si piantò un breve filare di aceri campestri, già formati, recuperati da un vivaio, quelli utilizzati un tempo per sostenere le viti (“viti maritate”) piantandoci anche le viti.
E poi qualche vecchio gelso.
Infine fu seminato un prato di Festuca arundinacea, tenace erbacea prativa, che agevolò non poco la gestione tenendo a bada le infestanti. Bastarono pochissime stagioni perché l’opera si esprimesse al meglio. Non senza le adeguate cure di Giuliano, sempre attento e tempestivo, con cui instaurammo un dialogo costante. Il risultato fu entusiasmante.
Questo incoraggiò Giuliano, che venuto in possesso della superficie attigua (altri 5.000 mq), non esitò a trasformarla in bosco, seguendo lo stesso disegno, ampliandolo. Il bosco oramai aveva una consistenza convincente ed efficace, creando una cortina folta e un luogo fresco e ombroso dove era bello inoltrarsi. Lo stagno, infine, si riempi di vita, tanto da sembrare lì da sempre.
Ma il sogno di Giuliano non era ancora completo.
A lui disturbava parecchio il fatto che l’appezzamento dietro casa fosse spoglio e “depresso”: i precedenti proprietari avevano venduto la sabbia, e cosi il campo risultava più basso rispetto ai terreni circostanti.
Giuliano riuscì ad acquistarlo e vi fece trasportare decine e decine di camion di terra; e non si accontentò di colmare la depressione, vi realizzò una collinetta. Per convincersi e convincermi che la sua idea funzionasse, fece un plastico in scala. L’idea era persuasiva.
Realizzò cosi I’ultima parte del suo paradiso, con un piccolo colle che sembrava appartenere ai rilievi vicini. Rivestì il pendio in tramontana con una fascia boscata, e cosi il lato a est. Realizzò un vialetto di cipressi che dall’bitazione conduceva alla sommità del colle, dove su una radura mise a dimora pini domestici, lecci, allori, tassi…
Sul pendio piantò un vigneto e un piccolo uliveto, lasciando la rimanente a prato.
Ma il tocco finale furono i muretti a secco, che realizzò egli stesso, con i terrazzamenti, e la torre sulla sommità della piccola collina.
Utlizzò materiali recuperati nei depositi di materiali edili e demolizioni di vecchie costruzioni: pietre, mattoni, travature, infissi.
In 20 anni realizzò il suo rifugio, suggestivo, prezioso in ogni suo dettaglio, carico di storie appartenenti ad ognuna di quelle pietre, che oggi sembrano desiderose di raccontare.
Da lì ci si gode la vista su quasi l’intero parco, e la serenità di un piccolo paesaggio costruito che sembra esistere da sempre.
Forse l’amore di nonno, qual era diventato ormai, lo convinse a realizzare una casa sugli alberi.
Un picolo, prezioso rifugio in cui non manca nulla, ci si può tranquillamente vivere.
E tra le chiome dei grandi bagolari davanti l’abitazione vi è un terrazzo, sospeso anchesso, in cui ci si può sedere attorno ad un grande tavolo, da cui si domina il giardino. Un sogno realizzato, il suo paradiso terrestre!
Giuliano, nel suo genio e nella sua generosità, si può definire un creatore. E sicuramente ciò che ha fatto lo avvicina al grande Creatore.
L’autore è Giovanni Nalin, paesaggista, è socio dell’Associazione Italiana di Architettura del Paesaggio (AIAPP); molti sono i suoi progetti e le realizzazioni in ambito privato e pubblico, tra cui giardini, parchi, interventi di riforestazione e ripristino-riqualificazione ambientale e paesaggistica.
Laureato in Scienze Forestali e Ambientali presso I’Università di Padova, da mnolti anni si interessa e occupa di ambiente, ecologia, botanica, arboricoltura, educazione ambientale, promuovendo serate, convegni, tenendo lezioni e corsi. Collabora con amministrazioni pubbliche come consulente e componente di commissioni edilizie e per il paesaggio. Da diversi anni è nel Direttivo della sezione montagnanese di Italia Nostra. È sua la rubrica “ambiente e dintorni” sul periodico “Magazine.
È nato e vive a Montagnana (PD).
Ha pubblicato il libro, Ambiente e dintorni per F.lli Corradin Editori, acquistabile online.

